Museo della Centrale idroelettrica di Malnisio

La Centrale Idroelettrica di Malnisio si inserisce in un sistema più complesso di impianti per lo sfruttamento idroelettrico del torrente Cellina, realizzato agli inizi del ‘900, grazie all’intuizione e al progetto di Aristide Zenari, giovane ingegnere del Regio Genio Civile.
Alla fine dell’800, in seguito ad un sopralluogo in Valcellina per valutare le possibilità e le modalità di realizzazione di una strada carrozzabile che collegasse i paesi di Andreis, Barcis, Claut, Cimolais ed Erto con la pianura, Zenari si rese conto che la stretta forra del Cellina ben si prestava ad uno sfruttamento idroelettrico.

Il progetto prevedeva la costruzione di una diga in località Rugo Valfredda, lo scavo in roccia di un lungo canale adduttore con 57 ponti-canale e arcate di sostegno e con 5 gallerie e la realizzazione di tre centrali a Malnisio (1905), a Giais (1908) e in località Partidor (1919), inizialmente per alimentare la sola Venezia, quindi consentendo il decollo di numerose attività industriali nel Veneto e in Friuli.

In funzione dal 1905 al 1988, uscita indenne dai due conflitti mondiali e dal sisma del ’76, presenta una sala macchine con quattro turbine tipo Francis Riva-Monnert accoppiate ai rispettivi alternatori Tecnomasio Italiano Brown-Boveri da 2.600HP.
La turbina tipo Francis, ad asse verticale o orizzontale, è usata per medi dislivelli e medie portate e si caratterizza per la camera forzata a spirale detta “chiocciola”.
Attraverso le condotte forzate che si dipartono dalla sovrastante vasca di carico, l’acqua mette in movimento le turbine che azionano a loro volta gli alternatori.
Per la trasmissione alle stazioni rilevatrici, la corrente, qui generata alla tensione di 4.000 Volt, veniva elevata con due trasformatori monofase a 30.000 Volt (quello che allora era considerato il massimo potenziale), successivamente sostituiti da altri trifasi, che elevarono la tensione a 60.000 Volt.

Il 18 gennaio 1897 si costituisce a Pordenone la Società Promotrice per l’utilizzazione delle forze idrauliche del torrente Cellina. La Relazione illustrativa degli ingegneri Salice e Zenari presentava nel dettaglio il progetto complessivo, prevedendo una potenza nominale di 19.200 cavalli ed il trasporto di 6.000 cavalli con una sola linea a Venezia, passando per Pordenone e San Donà di Piave.
Probabilmente in seguito alle difficoltà di reperire le necessarie risorse finanziarie per la realizzazione dell’ambizioso progetto, la concessione derivatoria, ottenuta dallo Stato nel 1899, venne ceduta nel luglio del 1900 alla nascente Società Italiana per l’Utilizzazione delle Forze Idrauliche del Veneto, meglio nota come Società del Cellina, nella quale confluiscono capitali veneziani e pordenonesi.
Il progetto prese avvio nel marzo del 1900, sotto la direzione degli ingegneri Aristide Zenari per la parte idraulica e civile e Antonio Pitter per quella elettrotecnica. La Società continuò ad esistere indipendentemente fino al 1930 quando entrò in fusione nella SADE (Società Adriatica di Elettricità), quindi con la “nazionalizzazione”, agli inizi degli anni ’60, gli impianti passarono all’ENEL.

Più di duemila tra minatori, scalpellini, muratori, carpentieri, scarriolanti e donne portatrici lavorano alacremente per cinque anni nella serie di cantieri che si snodano dalla diga, lungo il canale adduttore, nelle centrali di Malnisio e Giais e nei rispettivi canali di scarico. Altri cantieri intermedi vengono aperti per erigere le stazioni intermedie di Porcia, Oderzo, Campalto e per quella terminale di Venezia, ricavata nell’area dell’antico monastero di San Giobbe. Il trasporto di attrezzature, materiali, cemento e dei grandi macchinari idraulici ed elettrici viene assicurato da carri che fanno la spola tra la stazione di Pordenone e i vari cantieri. Estate 1900: inizia il traforo della galleria in località Monciaduda.

Si trova lungo la forra del Cellina, a qualche centinaio di metri a valle della confluenza del torrente Molassa.
Opera di sbarramento e di presa, venne costruita tra il 1900 e il 1905 e serviva a deviare una parte dell’acqua del torrente nel canale di adduzione che alimentava la Centrale di Malnisio.
Alta solo 18 metri, di fatto non si tratta di una diga vera e propria bensì di una traversa: un’opera di sbarramento, posta ortogonalmente rispetto al torrente che serve a captare solo una parte dell’acqua senza creare un invaso a monte.
La portata del canale era quindi inferiore alla portata minima del torrente in modo da disporre sempre dell’acqua necessaria a far funzionare la centrale. In questo modo inoltre, l’acqua che non veniva deviata nel canale proseguiva lungo il suo corso normale nell’alveo del torrente.
Sopra la diga era stato ricavato un impalcato largo tre metri su cui passava la strada che collegava Montereale con Andreis e Barcis.
Nel 1952, a monte della diga, venne realizzata la centrale di Barcis, alimentata dal lago omonimo creato con la nuova diga di Ponte Antoi, da allora lo sbarramento venne chiamato vecchia diga.

Il sito, ora di proprietà comunale, è stato inserito in un intervento di realizzazione del Museo dell'Energia Elettrica e di archeologia industriale. La missione del progetto museale si propone di ricordare il ruolo storico della ex centrale sotto l'aspetto di industrializzazione locale, la sua valorizzazione storica per il territorio e la divulgazione della conoscenza scientifica nel settore dell'Energia e dell'Ambiente.

Il museo della Centrale Idroelettrica di Malnisio "A. Pitter" si trova a Montereale Valcellina in Via Volta n. 27, con decreto della Direzione Centrale per i beni culturali e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia è stato dichiarato bene di interesse culturale.

Per informazioni e prenotazioni visite guidate https://www.eupolis.info/centrale_malnisio/

Vedi anche   REGOLAMENTO COMUNALE PER LA CELEBRAZIONE DEI MATRIMONI CIVILI

 

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