Montereale è anche paese d’arte
Il fascino non può che crescere al cospetto dello splendido ciclo di affreschi del Calderari nella chiesetta di San Rocco (dell’XI secolo ma restaurata del XV e XVI secolo), al centro del cimitero del capoluogo.
Nella cappellina interna è conservato anche un altare ligneo secentesco.
Merita attenzione anche il piccolo oratorio votivo si San Floriano, con un ciclo di affreschi secenteschi e con una pala di G. Narvesa.
E’ possibile un intero percorso artistico delle chiese: la parrocchiale di Santa Maria (XVIII secolo); la chiesetta della Fradese (sorta su iniziativa della trecentesca Confraternita dei Battuti) a Grizzo; quella di Sant’Anna (XVII secolo), sempre a Grizzo, che si sostiene costruita dopo un’invasione di lupi; la Parrocchiale di Malnisio (XIX secolo) dove sono custodite una pala del Calderari e una del Narvesa; l’apparato oratorio dedicato allo Spirito Santo (XVI secolo), ricco di affreschi devozionali, nella campagna di San Leonardo Valcellina.
Attrae il fascino della trasgressione
Montereale è la terra di Domenico Scandella detto Menocchio il mugnaio del paese.
In una imprecisata giornata del 1599 fu condannato al rogo dall’Inquisizione e bruciato in Contrada Maggiore a Pordenone. Menocchio fu accusato di propagandare idee sulla comparsa dell’uomo sulla terra in contrasto con la dottrina della Chiesa.